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News : Sciopero generale alla Santa Croce di Canistro dopo i 120 licenziamenti. Denuncia di Colella alla Procura antimafia per presunti sabotaggi

Canistro. Sciopero generale alla Santa Croce. Dopo il licenziamento dei 120 lavoratori dell'azienda di Canistro, i sindacati proclamano lo sciopero generale fino a quando la società delle acque minerali non accoglierà le richieste delle parti sociali. Secondo i sindacati, inoltre, un rappresentante sindacale sarebbe stato licenziato perché aveva chiesto un'ora di fermo della produzione per i funerali delle vittime del terremoto. La proprietà, invece, denuncia sabotaggi alla Procura antimafia.



«Il giorno 11 aprile scorso», si legge in un comunicato delle rsu, «in occasione del funerale delle vittime del terremoto dell'Aquila e del lutto nazionale, le rsu ha chiesto ai responsabili aziendali di poter fermare le linee di produzione per un’ora, in segno di partecipazione. La società Santa Croce ci ha comunicato che ove i lavoratori avessero deciso di fermarsi, sarebbero stati considerati in cassa integrazione straordinaria per tutto il turno lavorativo. Ne è nato un alterco con i responsabili aziendali», spiegano dalle rsu a seguito del quale la società ha deciso di licenziare in tronco, senza le procedure previste dalla legge 300/70, uno dei delegati della rsu». Le organizzazioni Sindacali Fai-Flai-Uila, unitamente alla rsu della società, hanno proclamato quindi lo sciopero fino a quando la proprietà Azaiendale non accoglierà tutte le richieste formulate durante l’incontro tenutosi ad Avezzano lo scorso 24 aprile. «Dopo l’intesa sottoscritta nel dicembre 2008, che ha tentato di costruire una possibile ipotesi di rilancio dell’Azienda», affermano, «purtroppo ancora una volta dobbiamo registrare l’impossibilità di relazioni normali.
La Rsu aveva avviato una discussione con la Direzione aziendale per governare la situazione attuale attraverso un sostegno al reddito dei Lavoratori in Cassa Integrazione, e attraverso una rotazione al lavoro che coinvolgesse la quasi totalità dei dipendenti, per impedire una situazione di perdita totale delle professionalità e del rapporto con il lavoro. Anche contrattando diversi regimi di turno, per favorire al meglio la risposta della Santa Croce alle esigenze di mercato. Tutto questo si è interrotto per una incomprensibile volontà aziendale».
A tale situazione si aggiunge, secondo i sindacati, l’ancora incerto adempimento degli obblighi aziendali al pagamento del fondo di Previdenza integrativa di natura contrattuale (Alifond), le cui quote l’Azienda trattiene comunque mensilmente dalle buste paga dei lavoratori.
Da parte sua, invece, il legale rappresentante della Santa Croce, Camillo Colella (nella foto), rivela numerosi retroscena che l'avrebbero portato alla drastica decisione. In particolare ha denunciato «atti di sabotaggio», come ad esempio «ripetuti tentativi di inquinamento dell’acqua destinata all’imbottigliamento tempestivamente individuati e bloccati dai nostri tecnici del laboratorio analisi e tutti puntualmente denunciati alle competenti autorità, nonché a seguito dei ripetuti scioperi non è stato mai consentito l’ingresso all’azienda a tutti coloro i quali intendevano, a vario titolo, accedere ai luoghi di lavoro». Colella in passato aveva più volte denunciato «nell’ambito dei predetti scioperi, rimostranze e minacce violente verso tutti coloro che erano contrari, mediante il lancio di pietre e oggetti vari, atti vandalici di vario genere sia a persone che a cose, impedendo, di fatto, l’accesso anche alla proprietà ed ai responsabili dello stabilimento; questi fatti sono tutti noti alla locale stazione dei carabinieri. Tali azioni, come detto, hanno impedito l’esercizio del sacrosanto diritto di proprietà arrecando ingenti danni». Per tale motivo ha chiesto «alla Procura della Repubblica, alla Direzione Distrettuale Antimafia ed al Prefetto di accertare e verificare se i fatti esposti siano la conseguenza di uno specifico disegno criminoso innescato da alcune note famiglie del luogo, aiutate da un noto esponente politico regionale del luogo che, insieme alle organizzazioni sindacali capitanate da Fiammata Luigi, le Rsu e qualche imprenditore, sin dal primo gennaio 2008 sobillando i dipendenti, i quali a loro volta avrebbero posto in essere scioperi strumentali, manomesso macchinari industriali, trafugato beni dell’azienda, impedito l’accesso a chiunque allo stabilimento, tutti, a mio sommesso giudizio, in associazione tra di loro, avrebbero l’intenzione di riappropriarsi della gestione dell’azienda tendendo di indurre l’attuale proprietà a cedere a loro stessi e/o a terzi imprenditori, di loro stretta fiducia, la Sorgente Santa Croce spa facendola svalutare attraverso la perdita di credibilità e della maggior parte della primaria clientela».

 

 

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